Incontrare noi stessi…non è sempre una passeggiata

La nostra vita accade per una qualche ragione, ad alcuni chiara, decifrabile e percepibile, ad altri meno.
Ci sono tanti modi di accedere al nostro elaborato universo interno, un “dinamico ed immenso database emotivo”, in continua elaborazione.
Ma quali sarebbero le motivazioni nell’entrare in contatto con sé stessi? Ed in che modo accedere alla “lettura del sé”?
Alla prima domanda e’, relativamente, facile rispondere.

Conosci te stesso” non e’ solo una massima religiosa, che ci viene riproposta, come un mantra, dai tempi dell’antica Grecia. E’, banalmente, l’unico modo per campare bene! Senza una conoscenza (dinamica) di noi stessi, non riusciremmo in alcun modo a direzionare la nostra vita e le nostre azioni, tanto meno ad avvicinarci alla felicità interiore.
Se, quindi, percepiamo l’importanza fondamentale di vivere attivamente, sentiremo l’esigenza di scoprirci, esplorarci, imparando a capire chi siamo e di quali esperienze necessitiamo nella nostra evoluzione.

 

Quindi arriviamo alla seconda domanda: In che modo trovare le “chiavi per accedere” a noi stessi?
Non credo esistano discipline, o tecniche, superiori rispetto ad altre. Di contro, l’efficacia di una disciplina è da ritenersi maggiore solo in termini soggettivi. Necessitiamo quindi di esplorare approfonditamente, quel che lo scibile umano ci ha donato, prima di consacrare le nostre personali “best practice”, o ancor prima di creare nuove tecniche.
Lo YOGA, come disciplina millenaria, costituita da un insieme di tecniche e conoscenze per esplorare la vastità interiore, è sicuramente tra i più importanti e riconosciuti sistemi di conoscenza del sé.
Da praticante ed insegnante, mi piacerebbe portare in osservazione cosa accade a tante persone, nello stabilire un contatto forte con sé stesse, soprattutto nelle fasi iniziali di un percorso di pratica YOGA.
Ritengo non esista maggiore felicità, dopo aver condotto una pratica di yoga, nel vedere le persone contente e soddisfatte, come se avessero ritrovato un oggetto a loro caro, o abbracciassero una  persona mancante da anni.

In quegli attimi di felice restituzione, una giornata di stress scompare ed il tuo cuore si riempie di gioia. Con la stessa empatia, in risonanza con i praticanti, avverti che per alcune persone un incontro così ravvicinato con il loro sé può essere un qualcosa di doloroso, o comunque non sempre facile da gestire.

In special modo, in una prima fase di pratica, molte persone fuggono via e ritornano a frequenza intermittente, evitando di avere costanza nella pratica. Ti rammarichi perché vorresti semplicemente chiedergli di restare lì, con costanza e consapevolezza, per non tornare a quel che già conoscono, ma guardarsi dentro e capire gradualmente qualcosa in più.

 

La responsabilità di esser felici, per alcuni, è un fardello troppo grande da sopportare ed anche nella pratica il corpo palesa le sue resistenze, riflettendo le rigidità mentali che hanno permesso, a quella persona di sopravvivere fino a quel momento.

Ed è questo il punto: mettiamo in discussione “un sistema operativo” che ci ha permesso di respirare fino a quel momento. E pretendiamo che tutto fili senza alcun problema?
Incontrare noi stessi, profondamente, è come un’equazione, mettersi profondamente in discussione, consentirsi di reimpostare la propria vita, ammettere di aver sbagliato ed essere pronti a ricominciare da tante cose.
Un lavoro complesso insomma che non è sempre in discesa, richiede coraggio e molto amore verso se stessi. Non tutti sono disposti a farlo, ma quando si inizia questo percorso arriva un momento in cui raggiungi la consapevolezza che non avresti potuto far diversamente.
Tutto sommato “iniziare a vivere” fuori dall’illusione della Matrix Mentale che ci ha sostenuto fino a quel momento appare come dono di un’altra NUOVA VITA!
Namaskar!
Giovanni Visconti

Insegnante di yoga di Shanta Pani School Napoli